Percorso storico-artistico nella città di Muggia

Muggia è ricchissima di storia, come si può scoprire con una breve passeggiata nel centro, ma se volete approfondire la vostra conoscenza della città ecco il luogo giusto per farlo. Vi raccontiamo la città con le parole di Federico Bossi, che con la sua tesi di laurea ha dedicato questa parte a “Muggia tra Patriarcato e Venezia: le testimonianze del centro storico”, un percorso da seguire alla scoperta della città.

L’inizio del percorso presso la Portizza

Il nostro percorso comincia dalla Portizza, un’apertura ad arco sul lato est del borgo; essa costituisce da sempre uno dei quattro ingressi principali della città. L’altro ingresso rimasto integro è la Porta del Porto a nord, mentre la Porta Grande a sud e la Porta di San Francesco a ovest sono andate perdute. Le quattro porte si aprivano ai vertici dei due assi viari oggi corrispondenti a Corso Puccini e Via Alighieri; questi tagliano il centro in quattro settori, un tempo noti come ciantons. Un leone marciano, simbolo della Repubblica di Venezia, sovrasta l’ingresso. Percorriamo Via Alighieri e voltiamo a destra per giungere in Piazza Marconi, fulcro della città, sulla quale si affacciano il Duomo ed il palazzo comunale.

Il cuore della città: il palazzo comunale e il Duomo

Il palazzo comunale, presente sin dal XIII secolo, ha assunto l’attuale aspetto dal 1930, anno in cui venne danneggiato da un incendio. Esso presenta sulla sua loggia una serie di stemmi di podestà e di illustri muggesani, oltre a tre stemmi comunali e tre leoni marciani.

Il Duomo, consacrato nel 1263 dal vescovo di Trieste Arlongo dei Visgoni e dedicato ai Santi Giovanni e Paolo, sorge sui ruderi di una precedente chiesetta dell’XI secolo; il suo attuale aspetto però risale al 1467, quando venne innalzata la caratteristica facciata sotto il podestà Pietro Dandolo. A causa di una evidente sproporzione del timpano, che portò alla rottura dell’architrave, nel 1865 la facciata venne restaurata nella sua parte più alta, che tendeva ad inclinarsi verso la piazza.

Nel 1933 l’edificio venne chiuso al culto per motivi di stabilità causati dall’infiltrazione dell’acqua marina; venne riaperto solo dopo i lavori svoltisi negli anni 1937-38 e riconsacrato dal Vescovo di Trieste Antonio Santin nel 1939. Composta in pietra bianca d’Aurisina, la facciata del Duomo presenta una caratteristica forma trilobata ad arco inflesso, in stile gotico rinascimentale veneziano.

Il Duomo conserva al suo interno due pale d’altare: il Battesimo di Cristo nella cappella di destra e la Madonna del Rosario in quella di sinistra. Gli affreschi sono andati in gran parte perduti: oltre alle decorazioni delle arcate ne sopravvive infatti un solo frammento raffigurante il busto di Santa Barbara.

Il Duomo e il rosone

La facciata del Duomo: una storia tutta sua

Nella parte superiore della facciata si apre il grande rosone che circonda l’immagine della Vergine col Bambino, mentre sull’architrave del portale poggia un timpano ad arco inflesso; in esso è raffigurata la Trinità in trono adorata dai Santi Giovanni e Paolo e da due angioletti stanti sulle colonne laterali del trono. Le cornici del timpano e del rosone, così come gli stipiti e l’architrave, presentano una tipica decorazione a dentelli. Attorno al rosone, tre iscrizioni in latino raccontano la storia della facciata; la prima, subito sopra il rosone, dice: Questa marmorea facciata della chiesa fu posta in onore dei Santi Giovanni e Paolo al tempo del vescovo Nicolò. Quella a destra del rosone recita: A cura del podestà Pietro Dandolo, i cittadini posero con devozione la marmorea facciata della chiesa in onore dei Santi Giovanni e Paolo. 1467. Infine, quella a sinistra dice: La guglia pericolante di questo tempio venne demolita e ricostruita. Anno del Signore 1865. Al centro del lobo centrale della facciata vi è il monogramma di San Bernardino da Siena, frate francescano e famoso predicatore del XV secolo. Subito sotto il monogramma si trova uno stemma forse appartenente alla famiglia Bobosio, la quale avrebbe contribuito alle spese per l’opera della facciata. Ai lati del rosone vi sono due stemmi identici appartenenti al podestà Pietro Dandolo.

Sull’architrave del portale sono infine scolpiti, da sinistra verso destra: uno stemma non ben identificato, forse di un podestà Marini, l’agnello vessillifero, simbolo di Cristo e lo stemma comunale.

Il percorso su corso Puccini

Il percorso prosegue in corso Puccini, attraversiamo quindi la piccola loggia (losa) a sud della piazza.Poco oltre incontriamo la chiesa del Crocefisso, fatta erigere dal despota Raffaele Steno, che si impossessò di Muggia nel 1372 e nel 1374. Sconfitto e ucciso dalle forze militari inviate dal Patriarca di Aquileia Marquardo di Randeck, lo Steno venne deposto nella stessa chiesa da lui eretta; una lapide murata all’interno recita: 1374, indizione dodicesima, il primo giorno del mese di novembre, Raffaele del fu Ser Steno di Muggia fece costruire questa chiesa in onore della Vergine Maria. Qui giacciono il suddetto e i suoi eredi. La chiesetta è anche nota come Chiesa della Visitazione, in quanto ospitava il dipinto della Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta, oggi situato nella cappella sinistra del Duomo, in posizione laterale. Lo stemma di Raffaele Steno è scolpito simmetricamente sull’architrave della porta, ai lati di un disco con la croce.

Sulla sinistra della chiesa del Crocefisso si apre calle Oberdan, sulla quale si affacciano due case venete che hanno conservato in buona parte il loro originario aspetto: al n. 14 vi è un edificio con muratura in arenaria a vista, imposte di porte e finestre in pietra bianca e due accessi adiacenti che separano la zona abitativa da quella commerciale; oggi la struttura è adibita a Civico Museo archeologico. Al n. 25 vi è la casa più appariscente del centro storico; sulla sua facciata spiccano una bifora con archi inflessi trilobati e due balconcini con porta finestra, trilobata anch’essa.

Torniamo in corso Puccini e proseguiamo oltre la chiesa del Crocefisso per raggiungere la calle del Ghetto, essa ospita alcuni conci di arenaria con figure a graffito, riportanti la data 1429; le figure sono consumate dal tempo e solo poche di esse sono di chiara identificazione.

Torniamo nuovamente in corso Puccini e percorriamolo fino ad uscire dal centro storico, poi volgiamoci a destra per ammirare el Tor, l’unica torre di Muggia rimasta intatta, oggi destinata ad abitazione. Un tempo le mura di Muggia mettevano in connessione ben undici torri, di cui dieci quadre e una rotonda.

Passeggiata a Muggia

San Francesco, superstite di un antico convento

Facciamo qualche passo indietro ed imbocchiamo la via della Torre, che ci conduce alla chiesa di San Francesco. La chiesa venne eretta nel 1388 sotto il Patriarca Antonio Gaetani e con il contributo di Bertolin Malasterva di Piacenza; ritenuta troppo piccola, la chiesa venne demolita e ricostruita, sempre grazie a ser Malasterva, nel 1411, per poi essere consacrata nello stesso anno dal vescovo di Trieste Nicolò de Carturis. Si tratta dell’unico esempio di architettura quattrocentesca francescana nel territorio di Trieste.

Sulla facciata in arenaria si aprono un occhio circolare e una porta sormontata da un timpano con l’immagine della Vergine in trono con il Figlio. Sul lato sinistro della facciata vi è un’epigrafe rinascimentale che ricorda l’erezione della chiesa e subito sotto è murato lo stemma di Bertolin Malasterva. Sul pavimento della chiesa sono rimaste alcune lastre tombali, tutte datate, forse in origine poste all’interno del Duomo e poi qui trasferite. Dei cinque altari barocchi ne rimangono tre: quello di sinistra ospita la Madonna della Cintola, quello di destra ospita la Madonna del Latte. In una nicchia sulla parete destra vi è infine una Pietà quattrocentesca in stucco.

Il Castello e la sua storia

Continuiamo il percorso per calle Secundis e per via Verdi fino ad arrivare a calle dei Lauri, la quale corre lungo i resti delle antiche mura che partono dal bastione a nord-ovest ed arrivano al Castello. Qui già da tempi antichi sorgeva una torre indicata con il nome di Torre del Patriarca, il cui scopo era assicurare la riscossione dei tributi, reprimendo eventuali rivolte dei Muggesani. Nel 1374 si concluse la ribellione guidata da Raffaele Steno, il cui tentativo di far entrare Muggia nell’orbita veneziana intimorì il patriarca di Aquileia Marquardo di Randeck che, nel novembre dello stesso anno decise di erigere una fortezza più efficace per reprimere futuri tumulti.

Castello medievale

Per la costruzione del Castello fu abbattuto un tratto della cinta muraria e ne vennero in parte riciclate le pietre. Alla guardia del Castello, dopo la dedizione a Venezia del 1420, venne posto un ufficiale apposito, il castellano, scelto prima fra benemeriti cittadini muggesani, poi, dal 1666, carica esclusiva della nobiltà veneziana. Il Castello non fu mai soggetto a importanti vicende militari, ma rappresentò per molto tempo una difesa preventiva data la vicinanza di Trieste, territorio austriaco.

Dopo un lunghissimo periodo di decadenza, a inizio Novecento, l’allora proprietario del Castello Giacomo Derossi fece erigere l’attuale falsa torre in stile veneziano. Negli anni Novanta infine, il restauro del Castello per opera dell’attuale proprietario Villi Bossi ha reso nuovamente agibile l’antico camminamento di ronda, dal quale ora si può ammirare un meraviglioso panorama sul golfo.

Sulla facciata nord-est del Castello vi sono due aperture risalenti all’antico assetto della costruzione: la prima, in basso a sinistra, costituiva l’ingresso originale del castello, la seconda, al centro della facciata, era utilizzata come accesso al camminamento che scendeva verso una delle due torri del porto. La facciata sud-est presenta cinque aperture, di cui la più grande, recentissima, costituisce l’attuale ingresso principale; le altre quattro sono piccoli fori ad arco, prima utilizzati come punti di osservazione, poi come feritoie per piccoli cannoni. La facciata nord-ovest è dotata di dieci merli con feritoie strette e verticali, le quali si allargano verso l’interno per agevolare il tiro con l’arco; sullo stesso lato vi è anche una feritoia archibugiera a buco di serratura risalente al Cinquecento.

Rientrando verso il centro di Muggia

Concludiamo il percorso scendendo la scalinata esterna al centro storico, la quale conduce alla Porta del Porto, che si apre sul mandracchio, una piccola insenatura per l’attracco delle imbarcazioni. Qui sorgevano due torri difensive tra le quali veniva tesa una spessa catena per impedire l’ingresso alle navi nemiche.

Giunti alla fine della visita, non vi resta che godere dell’ottimo cibo che potete trovare facilmente a Muggia: un caffè, un gelato o un ottimo pasto a base di pesce.

 

Tratto in parte da Muggia tra Patriarcato e Venezia: le testimonianze del centro storico, tesi di laurea di Federico Bossi.